DIETRO LE QUINTE DI TELECOM-CITORIO – “PRODI HA LA PSICHE PROVATA” (TREMONTI)

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DIETRO LE QUINTE DI TELECOM-CITORIO – “PRODI HA LA PSICHE PROVATA” (TREMONTI) – CHIACCHIERE SU PAOLUCCI (TOM PONZI) E SUGLI AFFARI DEI FRATELLI DI AFEF – IL CASO RUGGIERO – AL SENATO TRONCHETTI INCHIODERÀ PRODI…

Augusto Minzolini per “La Stampa”

Alla buvette uno dei protagonisti, Giulio Tremonti, dà il suo risultato dell’ultimo duello che si è consumato a Montecitorio: «Prodi ha la psiche provata. Ci ha provocato per far saltare il dibattito. Una mossa disperata: attorno a lui la freddezza era evidente. D’Alema quasi non si è voluto sedere al tavolo del governo. La sua maggioranza lo ha applaudito una volta sola. E lui non ha detto niente. Ha ripetuto solo che Tronchetti mente. E’ bloccato su questa posizione dopo che D’Alema lo ha fulminato. Se finisce qui? Non credo. Vedo dinamiche autodistruttive in atto». Nel Transatlantico anche Gianfranco Fini, un altro degli assalitori, fa il punto: «La dimostrazione della debolezza di Prodi è nelle difficoltà che Piero Fassino ha incontrato a difenderlo. Ci ha attaccato ma non ha mai detto che il premier ha detto la verità. Ha parlato d’altro. Forse non avremo mai la prova definitiva che Prodi è un bugiardo ma gli italiani lo hanno già capito».

L’ASSALITO…
Lui, l’assalito, il Professore, al solito ride verso i suoi avversari e fa spallucce. Davanti ai suoi dedica al suo persecutore, a Tremonti, una mezza equazione di parole: «Banalmente volgare o volgarmente banale». Nella sua testa il «caso» è già liquidato. «Alla fine – spiega – si stancheranno. Il tempo si incaricherà di mettere le cose a posto. E si passerà ad un altro capitolo». Né Prodi ha paura di altre mosse di Tronchetti: «Lui ora ha ben altri problemi».

CONFUSIONE…
Allora, ha ragione il Premier è tutto finito? E’ tutto già archiviato? Forse. In una situazione già difficile per la confusione che regna sulla Finanziaria, non sono pochi quelli che hanno interesse a coltivare e tenere vivo il «caso». In questi giorni, infatti, più che le parole sono stati i rituali, i gesti, i silenzi a parlare, a segnalare che il barometro nel Palazzo prevede una serie di perturbazioni che magari potrebbero volgere a tempesta. La dimostrazione è nello scenario nervoso, pieno di avvertimenti e di segnali in codice, che ha caratterizzato il confronto parlamentare. Già alla vigilia. Due giorni fa il mago dei numeri del centro-destra confidava tranquillamente: «Dentro la maggioranza c’è chi ci spinge ad attaccare Prodi frontalmente».

Una sensazione che non era sfuggita nelle stesse ore neppure ad un osservatore attento come Fini: «Nei Ds – osservava – c’è chi ci incita ad andare giù pesanti con il capo del governo». Come pure molti erano stati colpiti da una coincidenza temporale: alla vigilia di un dibattito così delicato era tornata in auge la vicenda della Banca del Salento, quella che lasciò ombre sugli amici di Massimo D’Alema nel mondo bancari. Erano segnali. Appunto.
E ieri il nervosismo è diventato palpabile anche in aula. Prodi ha ingaggiato un duello senza fine con l’opposizione: ha ripetuto per nove volte la stessa frase per suscitare le proteste del centro-destra. Tant’è che alla fine è stato lo stesso Silvio Berlusconi a calmare i suoi : «Non lo interrompiamo più perché questo punta a far saltare il dibattito».

Eppoi c’è stato D’Alema, l’altro giocatore al tavolo della grande partita del Potere, che è arrivato in ritardo, mani in tasca e chewing-gum in bocca. In un primo tempo ha snobbato i banchi del governo per prendere posto tra i banchi dei deputati diessini. Poi si è seduto accanto al premier, ci ha scherzato per rintuzzare le maldicenze ma alla fine si è dimenticato di applaudirne il discorso. E Fassino? Ha avuto un compito arduo stretto tra due personaggi che si sono dati reciprocamente del bugiardo, Prodi e Tronchetti, senza poter dar ragione a nessuno dei due. Così ha scelto la scorciatoia di sempre: ha dato addosso all’opposizione.

Non parliamo del Transatlantico. E’ stato un ribollire di malizie e di allusioni. Gli avversari di Tronchetti erano in vena di rivelazioni: hanno raccontato che il patron di Telecom ha sempre avuto una passione per le spy-story visto che il suo responsabile della comunicazione, Massimiliano Paolucci, ha cominciato la sua carriera nell’agenzia di Tom Ponzi; un altro argomento che ha tenuto banco da quelle parti sono gli affari dei fratelli di Afef. I fan dell’ex-patron di Telecom, invece, hanno ipotizzato un nuovo colpo di scena. Dicono che da qui al prossimo dibattito in Senato Tronchetti inchioderà Prodi alle sue bugie e che gli altri giocatori seduti al tavolo già lo sanno.

Fantapolitica? E’ tutto da vedere. C’è un giallo sulle ultime mosse dell’amministratore delegato di Telecom, Riccardo Ruggiero. C’è chi lo descrive già irritato per l’iper-attivismo del neopresidente, Guido Rossi. E chi invece lo vede già in fredda con quello che fino a ieri era il suo capo, cioè Tronchetti: «Il vero problema di Telecom è lui» è la frase che gli addebitano. «Non mi stupirebbe» commenta la deputata di An, Daniela Santanchè, grande amica di Marco De Benedetti.
In queste partite può succedere di tutto. E si possono anche tenere due parti in commedia. Anche perché lo scenario in cui si sta consumando il «caso» Telecom non è tra i più rassicuranti. Sulla Finanziaria sta succedendo la qualunque. Sono giorni che un lungo elenco di ministri fa la questua dal ministro dell’Economia, Padoa-Schioppa. Dato che l’altro non risponde e rinvia al testo finale della finanziaria, gli stessi vanno a bussare alla porta di Prodi. «Io non ne so niente – è la tradizione risposta del premier – chiedete a Padoa». In fondo l’«ignoranza» in qualche caso, come su Telecom, ti salva. Solo che a questo punto chi rischia di essere crocifisso, di fare la fine tradizionale del «tecnico», è proprio Padoa-Schioppa. Clemente Mastella ha già posto il suo aut-aut sui tagli. Boselli parla degli «errori capitali» del ministro dell’Economia. Nicola Rossi, l’economista di D’Alema, osserva che una finanziaria del genere «mortifica le ambizioni riformiste del centro-sinistra e visto che l’appetito viene mangiando vedrete che Rifondazione chiederà dell’altro».

DIFFICOLTÀ…
Insomma, la situazione è difficile anche senza il caso Telecom. Anche chi non è un arcinemico del Professore, Pier Ferdinando Casini, comincia ad avere dubbi sulle sue doti. «Io non credo che cadrà – confida – ma mi sta venendo qualche dubbio: rispetto alle attese sta andando male, anzi malissimo». E i dubbi del buono del centro-destra diventano certezze nelle previsioni del cattivo del centro-sinistra. «Alla fine avrò ragione io – scommette il presidente della Commissione Finanze il mastelliano Paolo Del Mese -. Il caso Telecom lo ha ridimensionato e dopo la stagione dei congressi tra maggio e giugno Prodi andrà a casa. Questo è sicuro. Non vedete i movimenti che ci sono in giro?».

Dagospia 29 Settembre 2006

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