Una lettera dei Carc “inguaia” Diliberto: dì la verità hai firmato il nostro appello.


Per qualcuno che pensa che l’onorevole Oliviero Diliberto sia un parlamentare della Repubblica, leader di un partito che è parte integrante della maggioranza di governo, c’è qualcun altro che cerca di dimostrare quanto invece un piede border line il segretario del Pdci ce l’abbia. E il giallo continua. Una lettera aperta che i Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo) – organismo tutt’altro che parlamentare – indirizzano all’onorevole Diliberto riporta all’attenzione dell’opinione pubblica una firma che proprio Diliberto avrebbe apposto in sostegno a un appello “contro la persecuzione dei comunisti”.
La lettera, imbarazzante, invita il leader comunista a uscire allo scoperto. E fa seguito alla dichiarazione-smentita che il 27 aprile scorso il Corriere della Sera riportava virgolettata proprio a nome Diliberto. «Smentisco categoricamente – si legge sul quotidiano nazionale – di aver mai aderito a una campagna che usa toni così fuori luogo, anzi mi riservo di querelare chi ha usato il mio nome impropriamente». Ma all’annuncio di querela i Carc rispondono con altrettanta determinazione e certezza. «Siccome noi sappiamo, come tu stesso sai, che la firma l’hai apposta (il giorno della manifestazione per la Palestina a Roma il 17 novembre 2006) e lo hai fatto con coscienza e attenzione, è chiaro che vogliono farti passare per un personaggio che non sa quello che firma, superficiale, influenzabile e disattento». Che dire? Il giallo continua. Sentito, il portavoce del segretario Pdci rimanda al medesimo virgolettato di smentita senza aggiungere altro commento. Ma, quasi a voler dimostrare che firma era stata fatta, in coda alla lettera dei Carc c’è un eloquente post scriptum: «Chiaramente – recita il ps – se invece ciò che riporta il Corriere è vero, e tu realmente vuoi fare marcia indietro perché ti sei pentito della solidarietà espressa e vuoi ritirare la firma, basta che ci invii una e.mail e provvederemo a cancellarla». La questione non è di poco conto: se è vero che l’onorevole Diliberto è il numero uno di un partito che sostiene il Governo Prodi, è altrettanto vero che esistono legami tra i Carc e le nuove Br. Nell’ultima infornata di arresti, avvenuta lo scorso febbraio tra Torino, Milano e Padova, spiccavano anche nomi che nei rapporti del nucleo antiterrotismo risultavano legati proprio ai Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo. Di più, solo qualche giorno fa, il 25 aprile per l’esattezza – ma l’episodio non è isolato – striscioni inneggianti alla scarcerazione dei brigatisti campeggiavano in piazza a Milano proprio a firma Carc. Insomma, non sarebbe bello sapere che un partito di Governo “appoggia” un simile organismo…
da : lapadania

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