Riforma della rappresentanza militare…iter

DIFESA (4ª)
MERCOLEDÌ 5 DICEMBRE 2007
129ª Seduta (pomeridiana)

Presidenza del Presidente

DE GREGORIO

Interviene il sottosegretario di Stato per la difesa Verzaschi.

La seduta inizia alle ore 15.

IN SEDE REFERENTE

RESOCONTO SOMMARIO :

(74) MALABARBA. – Riforma della rappresentanza militare e norme sul diritto di associazione del personale delle Forze armate e delega al Governo in materia di contrattazione collettiva del personale delle Forze armate

(428) RAMPONI. – Ordinamento della rappresentanza militare

(652) NIEDDU ed altri. – Riforma della rappresentanza militare

(1688) Giulio MARINI e GIULIANO. – Nuove disposizioni in materia di tutela dei diritti e degli interessi individuali e collettivi del personale militare

(1683) GIAMBRONE ed altri. – Riforma del sistema della rappresentanza militare

- e petizioni nn. 477 e 520 ad essi attinenti

(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Riprende l’esame congiunto, sospeso nella seduta del 29 novembre scorso.

Il presidente DE GREGORIO annuncia che, alla data di scadenza del termine, sono stati presentati 157 emendamenti e che il senatore Nieddu ha comunicato di aver ritirato gli emendamenti a sua firma 1.2, 1.4, 1.19, 4.4, 4.6, 4.8, 12.4 e 12.14. Nel ricordare che sia il testo unificato predisposto dal comitato ristretto sia gli emendamenti sono stati trasmessi alla 1ª e alla 5ª Commissione permanente per il rispettivo parere, dà la parola ai singoli sottoscrittori per l’illustrazione.

Ha per primo la parola il senatore Antonio BOCCIA (PD-Ulivo), il quale dà ragione degli emendamenti a sua firma. In particolare, si sofferma sull’emendamento 1.21, precisando che esso muove dall’intento di conferire maggiore sistematicità al testo base, rendendo meno equivoche le finalità istitutive della rappresentanza militare. Sottolinea che tale modifica è fondamentale ai fini della futura applicazione della normativa a livello provinciale, regionale e nazionale. Particolare importanza egli annette alla specificazione che agli organi di rappresentanza pertiene la titolarità della contrattazione, costituendo la capacità, cui nel testo unificato si fa riferimento, un giudizio più di qualità che di istituto. L’esistenza della titolarità del diritto, a suo giudizio, andrebbe chiarita precisando inoltre che essa attiene alla contrattazione sullo stato giuridico e sul trattamento economico ed accessorio del personale. In questo senso, sollecita la Commissione ad operare delle scelte nette, onde sgombrare il campo da possibili equivoci nella fase implementativa delle disposizioni, evidenziando che le proposte emendative a sua firma vanno intese essenzialmente come un contributo di carattere tecnico che ha inteso offrire alla Commissione tutta e al relatore Giulio Marini.

Egli coglie altresì l’occasione per dar conto della filosofia di fondo che ha ispirato le sue proposte emendative; in particolare, segnala l’importanza di stabilire un tetto orario alle assemblee dei COCER e precisare che le attività devono svolgersi al di fuori dell’orario di servizio. Anche sotto il profilo dell’autonomia gestionale, il testo unificato gli pare alquanto equivoco; da ciò gli emendamenti a sua firma che sollecitano una specificazione delle risorse disponibili, che vanno comunque riportate all’interno delle risorse a disposizione del bilancio della Difesa, onde evitare la creazione di un contenzioso permanente. Infine, egli sollecita una decisione in ordine alle prerogative da attribuirsi ai membri delle rappresentanze militari, chiarendo se la loro attività debba esercitarsi con le stesse modalità che attualmente regolano quella dei rappresentanti sindacali.

Interviene quindi brevemente il senatore RAMPONI (AN) per chiedere se ciascun presentatore dovrà procedere ad un’illustrazione complessiva degli emendamenti a sua firma, ovvero dar conto delle singole proposte di modifica.

Replica il PRESIDENTE, segnalando che l’intervento del senatore Boccia ha offerto a tutti l’opportunità di comprendere l’impianto complessivo delle sue proposte emendative. Altrettanto ovviamente potrà far ciascun sottoscrittore di emendamenti; resta fermo che, ove necessario, egli potrà svolgere ulteriori considerazioni nella successiva fase di esame.

La senatrice PISA (SDSE), premesso che sia la soluzione di un’illustrazione di carattere generale che quella di un approfondimento delle singole proposte emendative sono entrambe legittime, precisa che intende in questa fase innanzitutto dare conto della ispirazione di fondo dei suoi emendamenti, riservandosi di intervenire ulteriormente, se necessario, sulle singole proposte. Segnala quindi che i problemi posti dal testo unificato in esame sono numerosi.

Alcuni attengono al metodo. Grande è infatti l’aspettativa da parte dei soggetti interessati alla riforma, sulla quale il Parlamento discute ormai da tre legislature; va tuttavia rilevato che in passato non solo non si è riscontrato accordo tra le forze parlamentari, ma soprattutto non si è registrato il consenso dei soggetti ai quali la riforma si rivolge. Per anni si è sostenuta l’impossibilità di procedere a riforme in assenza o contro il consenso dei soggetti interessati; ella ritiene che ciò stia accadendo a proposito della riforma in esame, che non raccoglie il consenso di ampi settori dell’attuale rappresentanza: un complesso di forze che rappresenta più di 100.000 militari si è infatti espressamente pronunciato contro il testo all’esame della Commissione, ciò che non può non pesare sul dibattito, come ha pesato nel dibattito sul protocollo welfare.

La domanda principale che viene da questi organismi è quella del rispetto del diritto di libera associazione, che, in base al principio di uguaglianza, va dunque riconosciuto anche ai militari, individuando forme e modalità per il suo legittimo svolgimento. Il tema, d’altronde, venne affrontato durante il dibattito parlamentare poi sfociato nel riconoscimento del sindacato di Polizia, della Guardia forestale e della Polizia penitenziaria. È invece incomprensibile il permanere di un divieto di associazione per i militari, sia assoluto che parziale, come propugnato dal Ministro della difesa, che vorrebbe autorizzare l’eventuale nascita di associazioni, pur consentite dalla Costituzione e raccomandate a livello europeo. In questo senso, ella ritiene che la legge n. 382 del 1978 sulla disciplina militare vada riformata profondamente, alla luce della Costituzione, in modo che in questo caso la rappresentanza non risulti legata alla disciplina militare. Occorre dunque a suo avviso prevedere una rappresentanza, ancorché definita per legge, esterna a qualsiasi vincolo gerarchico e disciplinare e completamente distinta e autonoma dalla catena di comando; in una parola, non corporativa, ma democratica. Il diritto di associazione va pertanto a suo giudizio riconosciuto in maniera assoluta e definitiva, conformemente all’esperienza di numerose democrazie europee. I tempi per questa soluzione sono maturi anche in Italia, atteso che, soprattutto in conseguenza della sospensione della leva e della professionalizzazione delle Forze armate, i militari sono, appunto, professionisti, ai quali va riconosciuto il completo esercizio di rappresentanza dei diritti. Sussistono numerose questioni, anche complesse, che riguardano la vita del cittadino militare e che vanno allo specifico militare sottratte, per essere garantite attraverso la libertà di rappresentanza e di libera contrattazione. Elementi decisivi per l’allargamento della democrazia sono i temi della rappresentatività e della libertà di espressione; si tratta ora di affrontare esplicitamente il tema dei diritti individuali e collettivi dei militari, riconoscendo loro un ruolo di controparte nella contrattazione. Dopo aver ricordato di aver presentato in materia un’iniziativa legislativa, che auspica venga affrontata quanto prima dalla Commissione difesa (atto Senato n. 1821), rileva che, se ad un esercito di professionisti si chiede sempre di più dal punto di vista degli impegni, occorre evidentemente garantire altrettanto sul piano dei diritti. Svolge infine precisazioni su alcuni emendamenti a sua firma, facendo rilevare al senatore Boccia che la posizione di un problema di autonomia gestionale della rappresentanza presenta, nel caso di specie, grande delicatezza, atteso che si tratterebbe del primo caso in cui una rappresentanza di lavoratori risulterebbe altrimenti finanziata dallo Stato. Ancora al senatore Boccia fa infine osservare che occorre sgombrare il campo da eccessivi timori nel tracciare una disciplina della materia, giacché il sistema della rappresentanza militare è già attualmente in funzione e non ha finora destato preoccupazioni.

Il senatore NESSA (FI) prende la parola per dichiarare che, al fine di garantire l’approvazione nei tempi più rapidi di una riforma della cui necessità la sua parte politica è pienamente convinta, per senso di responsabilità intende ritirare tutti gli emendamenti a sua firma. Esprime conclusivamente l’auspicio che il suo esempio possa essere seguito anche da altri presentatori.

Il senatore RAMPONI (AN) ringrazia preliminarmente il senatore Boccia per le considerazioni svolte, la cui assoluta lucidità ha rinfrescato i toni di un dibattito che molto spesso ha ripercorso continuamente gli stessi temi. Segnala comunque che l’elemento primario da tenere presente è quello della specificità della rappresentanza militare, specificità che deriva dalla natura stessa delle Forze armate, in ragione dei delicati compiti ad esse affidati. Se, dunque, le sollecitazioni in ordine al riconoscimento di diritti analoghi a quelli degli altri lavoratori intendono sostanzialmente perseguire la sindacalizzazione del modello, è bene che lo si dica chiaramente, assumendosene la responsabilità. Il paziente e puntuale lavoro svolto dal comitato ristretto si è invece sempre mosso con piena coscienza dell’esigenza di tutelare la specificità del ruolo delle Forze armate. Nel testo unificato che, grazie all’impegno da tutti profuso, è stato licenziato dal comitato, egli si riconosce pienamente. Rispetto a quel testo, dunque, le proposte emendative a sua firma intendono unicamente suggerire la possibilità di piccoli aggiustamenti di dettaglio. Si ripromette conclusivamente di intervenire sui singoli emendamenti.

Il senatore SELVA (FI) mette in guardia dal sottovalutare la pericolosità del ricorrere della parola “sindacalizzazione”. Appellarsi a questo concetto, nel caso della rappresentanza militare, costituisce il frutto di un populismo retorico che capovolge le funzioni stesse dell’Istituzione. Dopo aver ricordato che espressione tipica e forte delle organizzazioni sindacali è rappresentata dallo sciopero, anticipa che voterà sempre contro qualsiasi indirizzo legislativo che vada in direzione della sindacalizzazione delle Forze armate, che ritiene estremamente pericolosa.

Il senatore DIVINA (LNP) esprime innanzitutto il suo plauso nei confronti del comitato ristretto e del relatore sui provvedimenti, senatore Giulio Marini, per l’eccellente lavoro svolto. Il testo unificato al quale si è pervenuti costituisce infatti il risultato di un apprezzabile sforzo di sintesi e di equilibrio, pur presentando tuttavia alcune criticità. In questo quadro, egli si sofferma in particolare sull’articolo 1 del testo unificato, in base al quale alla rappresentanza militare è riconosciuto il ruolo di parte sociale, invitando i senatori a valutare con attenzione la filosofia di fondo del modello proposto. Ricollegandosi alle considerazioni svolte dal senatore Selva, segnala inoltre che, all’articolo 5, comma 4, si fa più volte riferimento al concetto di organizzazione sindacale. Segnala infine l’esigenza di disporre un’abrogazione esplicita della disciplina vigente e non nuovamente normata, onde evitare sovrapposizioni e conflitti.

Il presidente DE GREGORIO ricorda che, nel corso della seduta del 29 novembre scorso, si era stabilito di svolgere un’audizione informale dei COCER ed un’audizione dei Capi di Stato maggiore al termine dell’esame degli emendamenti.

Segue un dibattito, nel quale intervengono ripetutamente i senatori Antonio BOCCIA (PD-Ulivo) e RAMPONI (AN) ed il relatore Giulio MARINI (FI), all’esito del quale si conferma tale precedente indicazione.

Su richiesta specifica del senatore Antonio BOCCIA (PD-Ulivo), il PRESIDENTE assicura che si farà carico di caldeggiare un intervento in Commissione del ministro Parisi, che potrebbe aver luogo, ove il Ministro concordi, una volta che le Commissioni Affari costituzionali e Bilancio abbiano espresso i rispettivi pareri.

Il seguito dell’esame congiunto dei disegni di legge è quindi rinviato.

da: senato

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