Mancano i suicidi ma il terrorismo si arma con la tecnologia

“Tra tutte le bombe, gli esplosivi e le armi, il numero di morti per martirio è in crescita. Sebbene questo sia il volere di Allah, è comunque possibile causare al nemico un danno maggiore senza esporre i Musulmani al pericolo. Come si dovrebbe fare?”
Questa domanda, che è comparsa come post lo scorso maggio sul sito internet Al7orya, uno dei più importanti tra i forum online vicini ad Al Qaeda, è solo un esempio delle prove che sono state raccolte dall’intelligence statunitense ed israeliana negli ultimi mesi, di un significativo cambiamento ideologico in corso nell’organizzazione di Osama bin Laden. Sette anni dopo l’11 settembre, potremmo essere in procinto di testimoniare l’inizio della fine del terrorismo suicida, ed una trasformazione a favore di tecnologie avanzate che potrebbero permettere agli attentatori jihadisti di portare avanti attacchi e sopravvivere per combattere un altro giorno.
Anche se il terrorismo suicida islamico risale al tempo degli “assassini” anti-Crociati dell’11esimo secolo, la sua storia moderna inizia con le dichiarazioni fatte dallo sceicco Mohamed Hussein Fadlallah, punto di riferimento spirituale di Hezbollah, in un’intervista pubblicata nel 1983. “Noi crediamo che il futuro abbia una sorpresa in serbo” dichiarò. “La jihad è amara e severa, scaturirà dall’interno, attraverso l’impegno, la pazienza ed il sacrifico, e lo spirito di preparazione al martirio.”
Qualche tempo dopo, la guardia del corpo dello sceicco Fadlallah, Imad Mughniyah, organizzò una serie di attacchi omicida-suicidi – prima contro bersagli militari israeliani, poi contro l’ambasciata americana di Beirut, ed infine, ovviamente, contro la caserma della forza multinazionale comandata dalle forze USA in Libano, causando circa 300 morti. Da qui, il passo per l’11 settembre fu breve.
Nonostante innumerevoli tentativi dei servizi di spionaggio occidentali, ed i numerosi progetti di psicologi che hanno cercato di disegnare un profilo dell’attentatore suicida tipo, abbiamo miseramente fallito nel trovare una soluzione alla “bomba intelligente dell’uomo povero.” Ora, tuttavia, il logoramento può raggiungere ciò che gli esperti hanno mancato: dopo anni di battaglie nelle due principali arene – Iraq ed Afghanistan – il meccanismo di reclutamento dei suicidi di Al Qaeda sta iniziando a consumarsi.
Mentre il gruppo terroristico è stato ben attento a non menzionare tutto questo nelle sue dichiarazioni ufficiali, non è più insolito trovare jihadisti nelle loro chat e, secondo le fondi delle intelligence occidentali, negli interrogatori, che dichiarino che i giovani siano riluttanti o semplicemente troppo spaventati per prendere parte ad attacchi suicidi. Allo stesso tempo, gli attacchi militari contro le strutture di addestramento di Al Qaeda dal 2001 hanno significato una riduzione del numero di estremisti con esperienza di combattimento, ed hanno ottenuto che le nuove reclute siano più difficili da addestrare.
Il sorprendente costo in vite dei suoi operativi in Iraq ed Afghanistan ha motivato gli esperti tecnici di Al Qaeda ad iniziare la ricerca di soluzioni tecnologiche, prima di tutto su internet, che potrebbero rendere il suicidio non più necessario. Tali soluzioni per lo più riguardano controlli remoti – veicoli, robot e modelli di areoplano carichi di esplosivo da indirizzare verso i loro obiettivi da una distanza di sicurezza.
Questa svolta verso la tecnologia, comunque, non è scevra di aspetti religiosi: anche se la morte in battaglia è indiscutibilmente santa, molti studiosi sottolineano che ogni privazione della propria vita intenzionale è vietata, mettendo così fuorilegge completamente gli attacchi suicidi. Anche i leader religiosi che appoggiano gli attacchi suicidi li considerano essere l’estrema risorsa, da usarsi quando tutti gli altri mezzi siano esauriti.
“Le operazioni di martirio sono legittimate, e sono tra i più grandi atti di combattimento per la causa di Allah,” ha detto Bashir bin Fahd al-Bashir, un religioso saudita e una delle più popolari autorità religiose di Al Qaeda, in un recente sermone. “Ma non dovrebbero essere consentiti eccessivamente. Dovrebbero essere consentiti solo a due condizioni: 1. se il comandante fosse convinto che possano in effetti infliggere serie perdite per il nemico. 2. se tale risultato non potrebbe essere raggiunto in altro modo.”
Il significato di tali affermazioni è chiaro: portare avanti gli attacchi suicidi, quando ci siano alternative che potrebbero permettere al bombarolo di sopravvivere, dovrebbe essere ritenuto “intihar”, il terribile peccato di rinunciare alla propria vita senza giustificazione religiosa.
Evitare il suicidio è diventato il principale argomento delle due piattaforme web di Al Qaeda per la discussione degli aspetti tecnologici della jihad, i forum Ekhlaas e Firdaws. “Quelli che non si fanno sottomettere dalle seduzioni di Satana sono pochi, e noi sacrifichiamo quei pochi perché potrebbero farci ottenere il Paradiso” si legge su un post di quest’estate su entrambi i siti al soggetto “dispostivi esplosivi improvvisati per trasporto su veicolo.” Poi continua: “Ancora, farli sopravvivere è un beneficio per noi, perchè ognuno di loro è equivalente ad un intero popolo. Quindi dobbiamo trovare un modo di salvare quelle vite e imbrigliare tanto ardore.”
Il post porta ad una seguita e vasta discussione online tra fondamentalisti, il che mostra la complessità dell’argomento. Come i jihadisti su quei siti spostano la discussione dall’ideologia agli aspetti pratici, risulta evidente che le loro principali sfide tecnologiche si sposteranno verso le tecniche di onda-radio, che si sono dimostrate altamente efficenti in dispositivi esplosivi casalinghi con controllo remoto usati contro convogli militari in Iraq, con la missione assai delicata di far raggiungere all’esplosivo il suo bersaglio e poi esplodere senza esporre l’attentatore.
Sfortunatamente, Al Qaeda sembra sulla buona strada per apprendere tale abilità. Chi discute su quei siti ha approfondito la discussione sui vari tipi di aerei radiocomandati e su come possano trasportare il peso necessario, così come su specifici progetti di robot, compresi modelli usati dalle forze di polizia per disinnescare gli ordigni esplisivi. Un fondamentalista ha sottolineato come sia semplice acquistare tale tipologia di robot commercialmente.
Inoltre, in un documento postato lo scorso mese su Maarek, il più sofisticato dei forum jihadisti per la discussione sulla costruzione di ordigni esplosivi, un prolisso esperto tecnico che si è firmato Abu Abdullah al-Qurashi ha suggerito di addestrare i cani a riconoscere le uniformi delle truppe americane, per poi rilasciare altri cani imbottiti di esplosivi improvvisati contro i soldati americani così che le bombe possano essere fatte detonare da distanza di sicurezza. L’autore inizia il commento con le seguenti parole: “Operazioni I.E.D. (improvised explosive devices), ma questa volta, con i cani. Sì, cani! Fratelli, qualcuno potrà trovare le mie parole fantascientifiche. Ma, credetemi, dovremmo piuttosto lasciar morire un cane, che un Leone dell’Islam!”
Per farsi un’idea di come i militari occidentali e i servizi di sicurezza pianifichino di contrastare questa nuova ondata di terrorismo, ho parlato con Gadi Aviran, il fondatore di Terrogence, una società composta da ex-appartenenti alla comunità di intelligence israeliana e da speciali unità militari che condividono informazioni sulla jihad globale come subcontraente per l’intelligence di Israele, Stati Uniti ed Europa. “Tutti questi discorsi riservati nei cyber forum protetti da password sono dello stesso tipo,” mi ha detto. “ Le vite dei Mujahedeen stanno diventando velocemente troppo di valore per sprecarle e sebbene questa sembri una buona notizia, le alternative potrebbero dimostrarsi altrettanto difficili da gestire”
Così, mentre la fine di un terrorismo suicida può sembrare una buona notizia per le truppe in Iraq ed in Afghanistan, la cattiva notizia è che i fondamentalisti sembrano a buon punto nel loro proposito di padroneggiare ogni tipo di nuove tecnologie, molte delle quali, come l’utlizzo di cani con detonatori remoti, semplici ed economiche.
La gran parte degli esperti di antiterrorismo stimano che per le forze militari escogitare e disporre contromisure per una strategia di nuova concezione siano richiesti dai due ai cinque anni. In più, in caso di sistemi di controllo remoto, avanzamenti di tecnologia significherebbero che i sistemi di blocco del segnale attualmente utilizzati dai militari occidentali potrebbero non essere più efficienti.
Un altro ostacolo che le forze occidentali potrebbero trovarsi di fronte è che la nuova enfasi sull’esecuzione in remoto potrebbe cambiare significativamente il profilo dei terroristi. I poco istruiti, entusiastici giovani proveniente dalle fasce economiche più deboli che hanno costituito il corpo dei seguaci di Al Qaeda – e che i nostri servizi segreti hanno impiegato un decennio per identificare e neutralizzare – lasceranno il posto ad una nuova tipologia di attivisti: elettronici ed esperti di robotica si uniranno ai chimici qualificati che producono gli esplosivi per organizzare attacchi non-suicidi.
La buona notizia è che i bombardamenti suicidi sembrano essere al tramonto. La cattiva notizia è che le forze occidentali dovranno quasi sicuramente affrontare un nuovo genere di terroristi di Al Qaeda altamente istruiti.
Dal New York Times
Ronen Bergman, corrispondente per Yedioth Ahronoth, quotidiano israeliano, è l’autore de “The Secret War With Iran.”

da : l’occidentale

One Comment

  1. killerpiteless says:

    eppure a me sembra tutto fuori da ogni logica

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