France Telecom fermerà l’ondata di suicidi

di Giampiero Martinotti.

In diciotto mesi 23 casi, la direzione promette “un management più umano”.  La crisi e una dura ristrutturazione hanno reso i rapporti interni sempre più tesi.  Dopo l’intervento del governo la società corre ai ripari. I sindacati insoddisfatti.

PARIGI – Ventitré suicidi in diciotto mesi, una struttura operativa sotto choc, un paese stupito: c’è qualcosa di marcio nella gestione di France Télécom. Comunque si giri la questione, qualcosa non torna: com’era successo tempo addietro in altre aziende (come Renault e Peugeot), l’operatore storico delle telecomunicazioni transalpine vede messe sotto accusa i suoi metodi di direzione, la sua gestione del personale, una certa disinvoltura quando si tratta di mettere in mobilità, di trasferire o di cacciare un dipendente. Una situazione che ha spinto il governo, ancora oggi primo azionista con il 26,7%, a intervenire per chiedere provvedimenti alla direzione del gruppo.

Didier Lombard, presidente e amministratore delegato della società, ha annunciato «un nuovo contratto sociale» dopo un incontro con il ministro del Lavoro, Xavier Darcos: misure immediate per cercare di stoppare «l’effetto contagioso» prodotto dagli ultimi suicidi e tentati suicidi, largamente commentati dai media; negoziati per prevenire e gestire lo stress, in particolare nei casi di mobilità geografica e professionale. Dal canto suo, Darcos ha spinto France Télécom a tener conto «delle situazioni personali», a una «gestione appropriata» delle carriere. Il numero uno dell’azienda ha assicurato che le trattative cominceranno «senza alcun tabù» e che in dicembre l’azienda non sarà più la stessa.

Il fenomeno dei suicidi non è una novità e secondo la direzione erano addirittura più numerosi anni fa (29 nel 2002, per esempio). Ma la crisi, i metodi di management sempre più rigidi, la continua volontà dei dirigenti di fare tutto per l’azionista e poco per i dipendenti ha teso i rapporti interni e provocato la crisi. Che tocca non per caso proprio France Télécom: società pubblica e monopolista sino alla fine degli anni Novanta, si trova adesso ad affrontare una concorrenza brutale nel sistema totalmente aperto delle telecomunicazioni. E malgrado il 70% del personale abbia mantenuto il vecchio statuto di dipendente pubblico, che protegge dai licenziamenti, l’impatto con la realtà concorrenziale è spesso drammatico. Secondo Ivan du Roy, che ha scritto un libro impietoso proprio sullo stress a France Télécom, nello scorso decennio il gruppo ha visto il cuore delle sue attività spostarsi «dalle attività tecniche a quelle commerciali». Ma la mutazione è diventata velocissima a metà degli anni 2000, con la soppressione di 22 mila posti di lavoro per riassorbire una parte dell’enorme indebitamento.

I sindacati giudicano largamente insufficienti gli impegni presi ieri da Lombard: «Noccioline», dicono in sostanza. Negli ultimi cinque giorni, due dipendenti hanno tentato di suicidarsi di fronte ai loro colleghi, uno dandosi una coltellata al torace, l’altra inghiottendo dei barbiturici. E la stessa Confindustria francese prende molto sul serio la vicenda. La sua presidente, Florence Parisot, non ha nascosto la testa nella sabbia: se i suicidi sono spesso conseguenza di storie personali, «talvolta le condizioni di lavoro sono la goccia che fa traboccare il vaso, ho visto io stessa un’evoluzione delle relazioni nel business quotidiano, con una moltiplicazione delle forme di inciviltà». La stessa Parisot ha accusato la legge sulle 35 ore di aver aggravato «il clima generale di pressione», un’idea che sicuramente non è condivisa dalle organizzazioni sindacali.

da : repubblica

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