Privacy on line ,quella sconosciuta.
Ho trovato un sito curiso ma che espone effettivamente il ripetuto dubbio e protesta circa le continue nuove impostazioni sulla privacy e distribuzione dei corrispettivi dati personali degli utenti di facebook.
Un quesito interessante dato che dal punto di vista di tanti gli update sulla privacy in facebook non fanno altro che togliere sempre di piu’ la possibilita’ agli utenti di secretare i loro dati nelle info e non e le loro attivita’ in bacheca, mentre in passato erano presenti.
Come ad esempio l’impossibilita’ di togliere la ricerca utente tramite email, oppure rendere invisibili a tutti i propri amici , attivita’ ecc. e quindi essere liberi di scegliere a chi voler far vedere tutto cio’.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la nuova “instant personalization” che fa sì che anche i siti partner di FaceBook possano sfruttare le informazioni personali che l’utente ha pubblicato sul social network.
Districarsi tra le norme della privacy di Facebook non è affatto semplice, tanto che recentemente il New York Times ha calcolato che l’informativa del colosso Internet contiene 5.830 parole, 1.287 in più della Costituzione americana e che per rendere i propri dati almeno parzialmente privati occorre cliccare su 50 impostazioni e 170 opzioni. L’Electronic Frontier Foundation EFF, ha pubblicato invece un prospetto che mostra come dal 2005 ad oggi sia peggiorata la politica della privacy di Facebook.
Inoltre un interessante rapporto della Electronic Frontier Foundation, organizzazione no profit Usa per la difesa dei diritti digitali,rileva che le accortezze usate dagli internauti per non essere tracciati sono quasi sempre inefficaci. Stando a questa ulteriore indagine, il modo in cui gli utenti configurano un browser di navigazione come Explorer, Firefox o Safari è già di per se una sorta di impronta digitale lasciata sul web. Pertanto e’ stato dedotto che la stragrande maggioranza delle persone che navigano in internet lasciano dietro di sé delle impronte ‘digitali’,nel senso di elettroniche,che possono essere usate per identificarle.
Usando il sito panopticlick.eff.org, che compara queste configurazioni con un database di circa un milione di utenti, i ricercatori hanno infatti scoperto che nell’84% dei casi l’utente usa una combinazione di impostazioni unica, che consente di tener traccia delle sue attività online.
Pertanto, e’ stata creata una community virtuale aprendo questo sito web “We’re Quitting Facebook Today“, che sta organizzando una fuga di massa da facebook programmata per il 31 maggio 2010.
Tutto cio’ si sta riperquotendo nella facebook inc. dove per cercare di risolvere questo importante problema Mark Zuckerberg,il fondatore, ha dovuto mandare all’aria la sua di fuga, verso i Caraibi, dove venerdì scorso avrebbe dovuto festeggiare il suo 26° compleanno.
Un’ altro grande danno sarebbe tutto cio’, dopo la grande questione, divulgata dai maggiori media americani, sulla rivendicazione dei diritti d’autore del social network.
Infatti Zuckerberg ai tempi di Harvard, circa nel 2004, aveva lavorato insieme a compagni d’universita’ alla creazione di un sito di social networking dal nome “HarvardConnection”, diventato “ConnectU” usato per lo piu’ all’interno di harvard dagli studenti.
In un primo momento la causa intentata dal trio di ConnectU,i gemelli Cameron e Tyler Winkelvoss e il loro partner Divya Narenda, che risale al settembre del 2004, era stata annullata dal tribunale distrettuale del Massachussetts, che l’aveva ritenuta fittizia. Di recente, però, è stata riammessa dalla corte suprema dello Stato. Da qui l’ansia di Facebook di raggiungere un accordo con i due Winkellvoss e Narenda. Un accordo dicono i media americani probabilmente fatto poiche’ lo stesso Zuckerberg abbia fatto una donazione ingente alla ricerca di harvard e connectU.
Sara’ tutta verita’ ? Allora restiamo a vedere cosa si inventeranno questa volta.
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